STORIA DELLA GOMMA NATURALE

Gli indigeni del Sudamerica furono i primi a scoprire le peculiarità del caucciù e a farne uso. Già in molti scritti del XV e XVI secolo si fa riferimento ad un albero (Hevea Brasiliensis) che secerneva uno strano latte (lattice) e veniva perciò chiamato dagli indigeni “CAHUCHU” (= legno piangente), da cui deriva la parola caucciù (francese: caoutchouc).

Si raccontava, inoltre, che gli indigeni giocassero con una palla che rimbalzava meglio di qualunque altra cosa conosciuta in Europa. La palla era fatta di quel liquido bianco lattiginoso essudato per incisione da quegli alberi; seccandosi, il liquido si coagulava, formando una densa massa elastica. Col passare del tempo, gli europei scoprirono che gli indigeni utilizzavano questo notevole materiale per una serie di altre applicazioni; lo spalmavano sugli indumenti per renderli impermeabili e lo plasmavano per farne articoli elastici.

Fino alla scoperta del caucciù era mancato in Europa un materiale elastico veramente impermeabile all’acqua e all’aria. Prima, chimici e pompieri dovevano accontentarsi di manichette di cuoio, che perdevano ad ogni cucitura; stivali e abiti da pioggia non erano mai del tutto impermeabili.

Il problema principale per gli europei era, a quel tempo, la difficoltà di conservare il caucciù; il lattice non si conservava a lungo e non poteva perciò essere spedito in Europa in forma liquida. Il caucciù poteva essere spedito solo dopo averlo fatto seccare: una volta secco, però, era troppo denso e duro per poterlo lavorare oltre. Per questo motivo, il re del Portogallo spedì i suoi stivali fino in Brasile per farveli impermeabilizzare.

Seguirono sporadici tentativi di utilizzare la gomma disseccata. Nel 1770, il chimico e naturalista inglese Joseph Priestley scoprì che la gomma, sfregata sulla carta, ne cancellava i segni di matita. Da qui il nome inglese del nuovo materiale, “RUBBER” (dal verbo to rub = sfregare).

Nel frattempo, un chimico francese, Macquer si occupò della produzione di tubi di gomma, spalmando la soluzione di gomma su forme di cera. Un altro francese, Grossart, tentò di fare lo stesso, avvolgendo su forme di vetro tonde strisce di gomma rese molli dalla trementina. Infine, nel 1803, fu fondata a Parigi la prima fabbrica di GOMMA. Vi si producevano elastici, con i quali venivano fabbricate bretelle e giarrettiere. Tutti questi prodotti avevano due inconvenienti: primo, già a temperature normali erano appiccicosi, e lo diventavano ancora di più quando faceva caldo; secondo, quando faceva freddo diventavano sempre più duri e rigidi.

Nel 1823, in Inghilterra, Thomas Hancock scoprì che il tenace e “nervoso” caucciù, lavorato sui laminatoi, diventava facilmente malleabile e sviluppò quello che oggi è conosciuto come procedimento di mescolatura e masticazione. Era così possibile rendere la gomma grezza più malleabile. Il problema della resistenza alle alte e basse temperature non era però ancora risolto. Gli studi per trovare un metodo di raffinazione proseguirono, fino a quando Charles Goodyear scoprì la vulcanizzazione.

LA SCOPERTA DELLA VULCANIZZAZIONE

L’americano Charles Goodyear tentò instancabilmente di invecchiare la gomma aggiungendovi svariate sostanze. Solo nel 1839 scoprì che una mescola di caucciù, zolfo e biacca di piombo, se scaldata, perdeva totalmente la sua adesività. Questo procedimento, brevettato solo nel 1844, venne in seguito chiamato “VULCANIZZAZIONE”.

Masticazione e Vulcanizzazione divennero i fondamenti dell’industria della gomma. Grazie a queste due invenzioni fu infatti possibile utilizzare il caucciù come materia prima per la produzione di articoli in gomma. Nel 1888, a Belfast, il veterinario John Boyd Dunlop brevettò il pneumatico. Quest’invenzione giunse proprio al momento giusto per rispondere alle esigenze dell’industria automobilistica. Il crescente sviluppo della motorizzazione causò anche un incremento della produzione di pneumatici. L’inevitabile conseguenza fu la minaccia di una mancanza di caucciù a livello mondiale. Fin verso la fine del XIX secolo, infatti, l’unica fonte di gomma naturale erano gli alberi caucciferi che crescevano selvatici in Brasile.

LE PIANTAGIONI DI CAUCCIU’

Nel 1876, il britannico Sir Henry Wickham portò in Inghilterra dal Brasile circa 70.000 semi di Hevea Brasiliensis (conosciuta come pianta della gomma). Solamente 2.600 semi germogliarono, meno del 4%. Prima della fine del 1876, i germogli vennero spediti a Ceylon (ora Sry Lanka) e piantati nel locale giardino botanico. Le piante cresciute a Ceylon vennero in seguito trapiantate in Malesia ed Indonesia (oggi maggiori produttori mondiali di lattice di gomma con la Thailandia).

Fino all’inizio di questo secolo, le nuove piantagioni, che crescevano ancora lentamente, non contribuirono ad alleggerire il mercato europeo della gomma. La gomma naturale, a causa della crescente industrializzazione e motorizzazione, cominciò a scarseggiare, provocando naturalmente un rincaro dei prezzi.
In queste circostanze è comprensibile che l’industria chimica sperasse di trovare una soluzione al problema nella produzione di gomma sintetica, come poi realmente avvenne ad opera di alcuni chimici come l’inglese Williams, (inventore dell’isoprene) il francese Bouchardat, Tilden in Inghilterra, Wallach e F.Hoffman in Germania, ed infine il chimico russo Kondakov.

LA PRODUZIONE DELLA GOMMA IN TAILANDIA

Albero di “Hevea Brasiliensis” (albero della gomma) fotografato in una piantagione, nell’isola Tailandese di Kho Chang. Visibile il recipiente in plastica per la raccolta del lattice. Mediante una profonda incisione praticata sul tronco della pianta, il liquido viene fatto colare in questi piccoli recipienti plastici. A volte vengono utilizzati i gusci dei cocchi svuotati del proprio interno. I recipienti accoglieranno le milioni di tonnellate di lattice di gomma che verranno poi esportate e distribuite su tutti i mercati internazionali.
Visitare una piantagione di gomma per un “addetto ai lavori” è un’esperienza sorprendente ed entusiasmante. Talune si trovano inghiottite dalla foresta quasi impenetrabile, altre si raggiungono più comodamente lungo la strada e si distendono in ordinatissimi filari di piante. L’occhio corre sino a perdersi nella vastità della piantagione.

Le piante di gomma danno il meglio della produzione di Lattice di gomma, in età compresa tra i 5 ed i 20 anni. Successivamente la piantagione dovrà essere necessariamente rinnovata, perché il continuo sfruttamento delle stesse ne determina il fisiologico impoverimento del lattice prodotto.

Successivamente alla raccolta del Lattice di Gomma, il prodotto viene inviato a questi piccoli laboratori (spesso situati nel mezzo della foresta). Il materiale prelevato viene quindi pulito dalle impurità, e trattato con alcuni prodotti chimici per essere poi lavorato con questi piccoli mescolatorini rudimentali mossi dalla sola forza umana, mediante una manovella. Nelle piccole produzioni locali, a Kho Chang, non esistono tutt’ora produttori di lattice di gomma naturale muniti di macchinari mossi da energia elettrica. La gomma viene lavorata in fogli di colore bianchissimo che verranno poi stesi al sole a seccare.
Un altro momento della “mescolazione” della gomma. Il lattice già lavorato, di colore bianchissimo, è visibile in fotografia steso ad essiccare al sole. Qui verrà lasciato per un tempo indeterminato, e ritirato successivamente in locali coperti, dove continuerà la fase di essiccazione, protetto dalle frequenti piogge e dagli implacabili raggi solari.

Dopo la prima fase di mescolazione, la gomma viene stesa su di uno steccato ad asciugare al sole. L’eliminazione dell’umidità presente nella gomma è “fondamentale” per ottenere un prodotto di qualità.

Nella fotografia in basso è visibile un “locale” dove la gomma stesa viene lasciata seccare, protetta dai raggi diretti del sole. La gomma ha già perso la maggior parte dell’umidità contenuta. Di colore giallo/oro, la gomma naturale è quasi pronta per essere imballata e spedita via mare su macilenti barconi, ai mercati di Bangkok per le destinazioni verso i mercati interessati.

Questi mescolatori antidiluviani sono diffusissimi in Thailandia. Mossi dalla sola forza delle braccia e da una robusta manovella, “aiutano” il piccolo produttore di lattice di gomma nella prima fase di mescolazione della gomma. Le grossolane fresature dei cilindri favoriscono la stesura dei fogli di lattice.

Nella fotografia in bassoè visibile la robusta “manovella”, unico movimento meccanico che permette il movimento dei cilindri. Gli stessi distenderanno la gomma nei caratteristici fogli bianchi, sullo sfondo visibili.



   

RICHIESTA INFORMAZIONI




Privacy